lasciarsi accogliere
scegli il tuo rifugio
Chi arriva a Le Erbe Magiche non trova solo una stanza, ma un rifugio pensato per rallentare, riposare e ritrovare armonia.
Ogni camera ha il nome di un’erba che cresce nei vicini boschi, a evocare la bellezza semplice e silenziosa di questo territorio.
Le abbiamo immaginate come spazi di quiete: essenziali, curate, intime.
Che siate in cammino o in cerca di una pausa nella natura, qui vi sentirete a casa.
Al risveglio, una colazione con sapori autentici del posto vi accompagna verso la terrazza panoramica, dove lo sguardo abbraccia i boschi e il cielo.
Centaurea
How to books today.
Centaurea è la nostra stanza più grande, un rifugio sobrio e silenzioso affacciato su tutta la vallata.
Dalla finestra, lo sguardo si apre sul paesaggio: c’è un sedile per fermarsi e lasciarsi andare alla quiete.
Le pareti naturali, ispirate allo stile wabi-sabi, trasmettono equilibrio e calma.
Le travi originali, lasciate a vista, raccontano la storia della casa.
La luce, studiata con attenzione, accompagna ogni momento con delicatezza.
I colori sono tenui, rilassanti.
Qui tutto invita a rallentare, respirare, sentirsi a casa.


semplicità autentica
Come il fiore della Centaurea la stanza è sobria, spontanea, senza eccessi. E’ pensata per “fiorire al sole” e respirare ampio
Santoreggia
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Un tempo era la cucina della casa: oggi, Santoreggia è una camera intima e raccolta, che custodisce ancora l’anima del luogo.
Il caminetto originale accoglie un antico paiolo dolcemente illuminato dall’interno.
Una luce calda che racconta storie e memorie.
I piccoli muretti e il top in marmo sono stati mantenuti come segni autentici del passato, armonizzati con superfici naturali e dettagli in equilibrio.
L’atmosfera è essenziale, materica, in perfetto stile wabi-sabi: imperfezioni vere che parlano con delicatezza.
Ogni punto della stanza è valorizzato da uno studio attento della luce: il caminetto, la carta da parati ispirata alle erbe, i materiali.
Tutto invita alla calma, al raccoglimento, al piacere di abitare un luogo dove ogni cosa è al suo posto.


radici che scaldano
La Santoreggia era spesso coltivata vicino alle case contadine per insaporire i cibi e lenire i mali.
Oggi racconta un tempo in cui cucina, cura e calore erano la stessa cosa.
Lunaria
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Dove tutto è leggero come un fiore d’argento: Lunaria, bellezza sottile, discreta e preziosa.
Si trova all’ultimo piano della casa, un piccolo rifugio sopra i tetti, dove lo sguardo si apre su boschi e colline lontane.
Le pareti custodiscono i riflessi perlati della Lunaria, stampata su carta da parati: come monete di luce tra le ombre.
Ogni dettaglio è scelto con cura — il legno degli arredi, il ferro battuto, le linee leggere — per suggerire un’eleganza sobria, dal tono intimo e raccolto.
Qui il silenzio è prezioso, lo spazio armonico, il tempo sembra rallentare.
Una stanza pensata per chi cerca una bellezza sottile, che non si impone ma si lascia abitare con lentezza.


riflessi e silenzi
La Lunaria cresce leggera, riflettendo luce e sogni.
Questa stanza ne raccoglie l’essenza: un tempo in cui bellezza, quiete e luce erano la stessa cosa.
Dittamo
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Un rifugio pensato per chi cammina a lungo, passo dopo passo, sul Cammino di San Benedetto.
Dittamo è la camera dedicata ai pellegrini: semplice, accogliente, rigenerante.
I letti a castello offrono un riposo comodo dopo la fatica del giorno, con materassi selezionati per sostenere il corpo e rinfrancare lo spirito. Un divanetto accoglie la sosta, un bagno con doccia invita alla cura di sé.
Un tempo sala per trascorrere il tempo insieme, oggi conserva il suo camino antico come segno di continuità. Sulla parete, la pianta stilizzata del Cammino e fotografie di chi lo percorre, accompagnano il viaggiatore in un racconto visivo che parla di passi, silenzi e incontri.
Il nome della stanza richiama il Dittamo, pianta aromatica e medicinale che un tempo curava le ferite: qui l’accoglienza è la prima forma di guarigione.


passi e riposo
Il Dittamo cresce nei luoghi impervi. Questa stanza è un ristoro per chi cammina, dove ogni sosta diventa cura.
